Il 2018 è stato davvero l’anno della Cyber Security in Italia e delle A.I.?

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La fine del 2018 si avvicina e bisogna tirare le somme tra quello che ci si aspettava che fosse questo anno per il panorama ICT e quello che realmente poi è stato.

“L’anno cruciale delle scadenze cybernetiche”, “l’anno dell’intelligenza artificiale”, “Il 2018 sarà l’anno della sicurezza informatica”… Proprio in questi termini si parlava del 2018 al suo scoccare. Tanta era l’attesa per l’applicazione della direttiva europea sulla sicurezza dei Network And Information System (NIS) e sul nuovo regolamento generale europeo sulla protezione dei dati personali.

Le aspettative sono state deluse: 2018, annus horribilis della sicurezza informatica del Paese

cyber security italiaSi pensava ad un bel paese che non si sarebbe fatto trovare impreparato, ad un 2018 che avrebbe consacrato la cyber security in Italia come concetto strategico geopolitico perché gli attacchi alla sicurezza informatica minano gli equilibri e la stabilità nazionale e internazionale.

Per non parlare del fatto che un paese sicuro, protetto da una rete infallibile attrae gli investimenti ed acquisisce credibilità agli occhi degli altri paesi mentre su di un paese vulnerabile non conta nessuno.

Secondo un’intervista realizzata da Cylance, società americana pioniera nell’applicazione dell’intelligenza artificiale alla cybersicurezza, il 2018 sarebbe dovuto essere addirittura l’anno dell’AI. La società americana sosteneva che i 12 mesi appena trascorsi avrebbero dovuto vedere la maggior parte degli antivirus dotarsi di intelligenza artificiale al fine di bloccare malware e virus.

Non tutti gli esperti del campo erano però così ottimisti: secondo alcuni ricercatori infatti l’intelligenza artificiale sarebbe stata utilizzata, non solo dagli esperti della sicurezza ma anche da hacker e cyber criminali rendendo all’utente, sempre più difficoltoso difendersi.

Ma cosa è stato davvero il 2018 dal punto di vista della cyber security in Italia?

L’anno che si appresta a finire sembrerebbe essere stato appellato come l’annus horribilis e cioè un anno pessimo per la sicurezza IT in Italia.

Il nostro paese, anche secondo il rapporto CLUSIT, è stato costantemente sotto attacco. Se già i primi mesi sono stati allarmanti, gli attacchi sono diventati sempre più preoccupanti con lo scorrere dell’anno, fino a dichiarare uno stato di urgenza nel mese di Novembre.

Lo stesso rapporto CLUSIT notificava una crescita degli attacchi informatici in Italia del 31 % rispetto all’anno precedente. Proprio l’inizio di novembre Anonymous di cui abbiamo parlato in un altro articolo del nostro blog ha reso pubblici online i dati i nomi, i cognomi, email , password e numeri di telefono dei dipendenti di diversi Enti quali CRN, del Ministero dello sviluppo economico e di Lega Nord e Fratelli d’Italia.

Il 2018 è stato rinominato anche come l’anno del data breach. Basti citare il caso di Cambridge Analytica per capire il record di violazioni dei dati che si è raggiunto quest’anno.

Lo scenario della cyber security in Italia è decisamente preoccupante e le conseguenze di tutte queste violazioni della sicurezza informatica si sono ripercosse in termini economici e di sviluppo del Paese.

E’ diventato necessario che gli stessi singoli individui prestino attenzione ai loro comportamenti in rete a tutela della propria privacy e soprattutto che aziende e governi attuino una gestione del rischio che sia in primo luogo preventiva in termini di cyber sicurezza. La sicurezza, in questo senso, è diventata una responsabilità condivisa.

 

Per il 2019, 2020 e 2021 sono stati predisposti degli investimenti per l’attuazione di un piano che rafforzi la  sicurezza informatica del Paese.

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