Più visibilità, più superficie d’attacco: come preparare davvero la continuità operativa durante i Giochi.
SOMMARIO
Milano Cortina 2026 non è “solo” un grande evento sportivo: è una vetrina globale e, proprio per questo, un moltiplicatore di rischio cyber. Un grande evento internazionale non aumenta solo il traffico turistico: aumenta il traffico digitale. Nei periodi di massima esposizione, cresce la pressione su sistemi, persone e fornitori e, con essa, aumentano anche le minacce sulla cybersecurity.
Non a caso l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) ha formalizzato una collaborazione con la Fondazione Milano Cortina 2026 per prevenire e contrastare attacchi informatici legati all’evento.
E nelle ultime settimane il tema è tornato al centro anche sul piano operativo: ACN ha annunciato un presidio dedicato e un lavoro di coordinamento e scambio informativo con più attori istituzionali, proprio perché l’attenzione degli “attori malevoli” cresce quando i riflettori del mondo sono puntati sull’Italia.
Perché riguarda anche le aziende “fuori” dal perimetro olimpico
Durante grandi eventi, la superficie d’attacco si allarga ben oltre i siti ufficiali: trasporti, pagamenti, hospitality, fornitori, media, ticketing, service provider e, soprattutto, tutta la filiera. È il contesto ideale per phishing “a tema”, frodi, ransomware e DDoS, con l’obiettivo di fare cassa o creare disservizi ad alto impatto mediatico.
E c’è un punto spesso sottovalutato: gli attacchi non scelgono sempre il bersaglio più “forte”. Scelgono quello più facile. Una PMI, un fornitore locale, un subappaltatore con accessi remoti o credenziali condivise possono diventare l’anello debole per colpire (direttamente o indirettamente) processi critici.
Il periodo più delicato: settimane di massima esposizione
Le competizioni olimpiche 2026 si svolgono tra il 4 febbraio ed il 15 marzo 2026.
Tradotto: un arco temporale esteso, in cui l’operatività deve reggere picchi di traffico, urgenze, turni straordinari e cambi rapidi. È esattamente quando errori, scorciatoie e configurazioni “temporanee” diventano permanenti… e attaccabili.
Un approccio pratico: ridurre l’esposizione, blindare gli accessi, preparare il ripristino

Quando i rischi aumentano, la differenza la fa la capacità di scegliere poche priorità ad alto impatto. In pratica, ci sono tre leve che proteggono la maggior parte delle aziende senza trasformare tutto in un progetto infinito:
1) Ridurre l’esposizione “invisibile”
Molti incidenti partono da ciò che nessuno sta guardando: servizi pubblicati anni fa, accessi remoti lasciati “temporaneamente”, strumenti di assistenza non più usati ma ancora raggiungibili. La prima mossa è fare pulizia: capire cosa è davvero esposto, spegnere ciò che non serve, limitare ciò che deve restare acceso.
2) Mettere gli accessi sotto disciplina
Nei picchi operativi si moltiplicano credenziali, eccezioni e urgenze. Ed è lì che gli attaccanti insistono. Qui la regola è semplice: meno privilegi, più tracciabilità. Accessi amministrativi separati da quelli quotidiani, autenticazione forte sugli ingressi critici, e niente condivisioni “comode” che poi diventano ingestibili.
3) Assicurarsi che il ripristino sia reale, non teorico
Nel 2026 la domanda non è “se” avviene un incidente, ma “quanto resti fermo”. Per questo la continuità operativa si gioca su due cose: backup protetti (non raggiungibili come il resto dell’infrastruttura) e test di ripartenza. Un backup che non viene mai ripristinato in prova è una promessa; un backup isolato e testato è un piano.
Poi c’è l’operatività quotidiana, che va resa “reagibile”
Non serve un SOC perfetto per essere più pronti: serve almeno la capacità di accorgersi in fretta di comportamenti anomali e sapere chi fa cosa quando qualcosa non torna (tecnici, ICT, direzione, fornitori). Un playbook leggero e una catena di contatti chiara riducano il caos, soprattutto quando il tempo è la risorsa più cara.
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Dove interveniamo più spesso (e più velocemente):
- Cybersecurity: assessment rapido, hardening, protezione perimetrale, controllo accessi, monitoraggio e supporto in caso di incidente.
- Backup sicuro & Disaster Recovery: architetture con copie offline, piani di ripristino, test di restore e opzioni di conservazione off-site (anche in logiche “air-gap”).
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